La crisi degli anni 50
La divisione fumetti dell'industria editoriale di Martin Goodman ha una politica precisa e consolidata: imitare i filoni di maggior successo e invadere il mercato con una ridda di cloni. Stan Lee, nel suo ruolo di responsabile dei comic book e di scrittore, è attentissimo nel rispettare le scadenze e nel mantenere una produzione impressionante di storie. Un paio di giorni a settimana lavora a casa in cerca di una maggiore concentrazione (vive in una splendida villa all'interno di un complesso residenziale di Long Island, a soli due 3 Km dall'abitazione di Goodman). Nell'aprile 1950 nasce Joan Celia. Lee è al settimo cielo, la sua vita è agiata e i guadagni sono alti; inoltre il lavoro gli regala delle soddisfazioni, come quella di poter lavorare a diretto contatto con uno studio (il cosiddetto Bullpen) di artisti di prim'ordine alle dirette dipendenze della Timely Comics. Tra loro rammentiamo Carl Burgos, Syd Shores, Dan DeCarlo, Gene Colan e John Buscema. Stan apprezza l'energia del Bullpen e il contatto quotidiano con i disegnatori, ma purtroppo questo viene improvvisamente chiuso da Goodman per ragioni aziendali: in realtà l'archivio di Lee è pieno zeppo di fumetti già pronti e pagati. L'editore decide così di smaltire tutto il materiale in archivio prima di cominciare con la nuova produzione e tutti gli artisti, un tempo dipendenti, si ritrovano freelance.
Ma il peggio deve ancora venire. Nei primi anni 50 si scatena un'ondata persecutoria contro il fumetto da parte delle varie associazioni di genitori. Una campagna moralizzatrice che conosce il suo apice nella pubblicazione del saggio The Seduction of Innocent (1954) da parte dello psichiatra Fredric Wertham, che mette all'indice il crudo realismo e la violenza eccessiva presenti nei comics del dopoguerra. Il fumetto viene considerato una disgrazia nazionale: l'odio irrazionale che investe l'arte sequenziale porta addirittura a organizzare roghi pubblici in cui vengono bruciati migliaia di albi. Tali episodi hanno luogo a New York, Indianapolis, Oklahoma City, Phoenix, Sacramento e in tante altre città. Ciò induce gli editori di comics a creare una sorta di codice di autoregolamentazione interno: nasce quindi il Comics Code Authority, con il fine di eliminare la violenza e l'immoralità dalle storie a fumetti. Molte case editrici sono costrette a chiudere gran parte delle testate: è emblematico il caso della EC Comics di William Gaines, che si ritrova con una sola testata in vita. Le vendite di fumetti calano vistosamente e la crisi investe anche la casa editrice di Lee, ora chiamata Atlas, dal nome del distributore interno. Nel novembre 1956 Goodman chiude la Atlas e stipula un contratto con il distributore interno della rivale DC Comics, che limita a otto il numero di testate mensili. Il lavoro è ridotto al minimo. Quasi tutti i freelance vengono allontanati. La divisione fumetti viene trasferita in un piccolo ufficio di Madison Avenue. Lee si ritrova in uno spazio minuscolo assistito solo da una segretaria. I fasti della Timely sono ormai un ricordo. Il desiderio di mollare tutto e cambiare lavoro è forte. Ma il vento sta per cambiare.