Stan Lee racconta come nacque l'albo a fumetti che è entrato
nella leggenda!
Durante il periodo in cui i F4 e l'Incredibile Hulk scuotevano il mondo
delle lettere, diventando parole famigliari - nella mia famiglia, almeno
- stavamo ancora facendo esperimenti con diversi tipi di albi a fumetti.
E su uno di loro in particolare dovete avere le idee ben chiare, prima
di poter anche solo lontanamente sperare di superare il vostro esame di
fine anno in dottrina Marvel. L'albo in questione è AMAZING ADULT
FANTASY.
Non era sempre stato AMAZING ADULT FANTASY. Uscì inizialmente col titolo
di AMAZING FANTASY, con ogni genere di storie di mostri e di racconti
fantastici vari, con finali alla O'Henry. Un giorno, nel tentativo di
scoprire se era possibile aumentare il numero del nostro pubblico più
maturo, decisi di aggiungere la parola "adult" alla nostra testata e di
migliorare al massimo la qualità delle storie. Fino a ora ho sempre citato
il Gioviale Jack Kirby come il nostro collaboratore fisso più ubiquo.
Gioviale non era il suo nome di battesimo - e a volte non era neppure
tanto gioviale - ma mi è sempre piaciuto inventare questo tipo di nomignoli
per la nostra piccola, geniale galassia di superstar, soprattutto per
aiutare i lettori a ricordarsi di loro. Nel caso non lo sappiate, prima
dell'avvento della Marvel i disegnatori e gli sceneggiatori dei vari fumetti,
come pure gli editor, gli art director e i letteristi, erano in gran parte
sconosciuti al lettore, che raramente - quando capitava - potevano leggere
da qualche parte i loro nomi. Allo scopo di cambiare questo stato di cose,
e nel tentativo di infondere fascino nei nostri fino ad allora semi sconosciuti
talenti creativi, feci ricorso a ogni sorta di trucco che riuscivo ad
elaborare. Quello dei soprannomi scherzosi sembrava funzionare.
Ma il Gioviale Jack Kirby non era l'unica stella di quella galassia in
continua espansione che era la Marvel. E' giunto il momento di parlarvi
del Fusto Steve Ditko.
Come Kirby, Steve Ditko era un talento naturale. La sua abilità nel
raccontare una storia per immagini non era seconda a nessuno e il suo
senso della struttura e dell'impostazione della tavola, associato a uno
stile assolutamente personale, incontrava il gradimento incondizionato
dei nostri lettori, come pure il mio, naturalmente. In passato, Steve
aveva lavorato a un numero infinito di storie brevi del mistero e io pensavo
che il suo stile fosse sia sufficientemente originale che sufficientemente
sofisticato da valere la pena di tentare un esperimento senza precedenti.
In teoria sembrava perfetto. I lettori più anziani in genere amavano
storie con finali a sorpresa e Steve e io avevamo collaborato così a lungo
su storie di quel tipo che sembrò naturale presentare un'intera rivista
con quel tipo di materiale. AMAZING FANTASY sarebbe diventata AMAZING
ADULT FANTASY, con cinque sconvolgenti storie in ciascun numero, scritte
dal sottoscritto e disegnate da Steve Ditko.
Pubblicammo quindici numeri di AAF, e io li amai tutti, dal primo all'ultimo.
La qualità dei disegni era sensazionale e devo ammettere che, secondo
me, le trame erano di livello altrettanto elevato. In effetti, le sceneggiature
dovevano essere discretamente d'effetto, visto che nel corso degli anni
sono state "adottate" da innumerevoli telefilm del mistero. Tuttavia,
vi starete forse chiedendo cosa hanno a che fare tutte queste reminiscenze
alla Rabelais con l'Uomo Ragno (sì, è di lui che parleremo in questo articolo).
Speravo proprio che me lo chiedeste.
AAF alla fine seguì il suo corso. Dopo il numero 10 le vendite iniziarono
a calare e sembrava stessimo perdendo slancio. Evidentemente, con i nostri
supereroi stavamo facendo un lavoro troppo buono. Le vendite degli albi
di supereroi andavano alle stelle, il che significava che AAF, con le
sue cinque storielline per numero, stava andando controcorrente. Così,
decidemmo che il numero quindici di AAF sarebbe stato l'ultimo. Per sottolineare
l'occasione, omettemmo persino la parola "Adult" dal titolo. Ed qui che
arriva l'Uomo Ragno.
Solo per il gusto di farlo, volevo tentare qualcosa di diverso. Oh certo,
i F4 erano qualcosa di diverso, e anche Hulk lo era. Ma voglio dire qualcosa
di veramente diverso. Era da un bel po' che mi baloccavo con quest'idea
di un fumetto che violasse tutte le convenzioni, che infrangesse tutte
le regole. Un fumetto che avrebbe presentato un ragazzino come protagonista
principale, anziché farne la (argh!) spalla dell'eroe adulto. Un fumetto
in cui il personaggio principale sarebbe stato sconfitto almeno tanto
quanto ne usciva vincitore, anzi, anche di più. Un fumetto in cui nulla
si sarebbe svolto secondo formule prestabilite; le situazioni, il cast
dei personaggi e i rapporti tra di loro, tutto sarebbe stato insolito
e imprevedibile. Ecco, sapevo per filo e per segno quel che volevo, ma
dove avrei mai avuto la possibilità di provare a realizzarlo? Dove, se
non su un albo che avevamo già progettato di far fuori in ogni caso? Indovinato.
Pensai che non avevo niente da perdere. AMAZING FANTASY 15 sarebbe stato
l'ultimo numero prima della sua morte programmata. Non importava che cosa
ne avremmo fatto, quali storie ci avremmo pubblicato: era comunque condannato.